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    CADE LA TENEBRA
 

Domenica, 24. Giugno 2007

cade la Tenebra 1
di talriga, 16:28



CADE LA TENEBRA

LEGGO DELL'ALTRO :
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Title: Falls The Shadow - Author: Talriga - Category/Ships: Drama, angst. Gen  -  Summary: A Horcrux hunt; a final battle; death; and the aftermath of war. Redemption, resurrection, and restoration, in four parts. HP, SS, gen. Author's Note: This story was begun way back in October of 2005, when I first decided to try my hand at fanfic. Needless to say, it has... well, evolved….. ….The title is taken from T.S. Eliot’s “The Hollow Men.” eyes I dare not meet in dreams As always, hope you enjoy! – Tradotto da Cuccussétte – Drammatico, Angst, Generico – Per temi forti, questo è un racconto per gente matura davvero – Caccia all’Horcrux, battaglia finale, morte e le conseguenze della Guerra ! In quattro parti, ma presentato come un unico racconto. – ATTENZIONE: muoiono diversi personaggi ( Ron, Draco, Bellatrix… )   Qua l’Originale: http://www.fanfiction.net/s/3062511/1/


Quando venni per la prima volta a Hogwarts a insegnare Pozioni – e spiare per Albus, sebbene l’Oscuro Signore  credeva che lo facessi per lui – era ancora qualche mese prima della sconfitta dell’Oscuro Lord ( no, non posso chiamarla ‘sconfitta’, ma ‘momentaneo arresto dell’avanzata’ sarà un sinonimo soddisfacente, ovvio, sebbene non parrà certo soddisfacente all’Oscuro Lord.
Ricordo di essermi seduto nell’ufficio di Albus, di aver rifiutato con decisione un agro sorbetto al limone, e aver detto al venerabile vecchio, “Non sei d’accordo che gli studenti dovrebbero sapere come è, essere un Deatheater?"                                                                               
 
Gli occhi lucenti di Albus mi scrutarono dalla cima dei suoi folli occhiali a mezzaluna – lo prendevo sempre in giro per quei ridicoli occhialini. “E cosa hai in mente, Severus?” ( sono proprio certo che sapesse pienamente cosa avevo in mente. Quel saggio aberrante ).           Di conseguenza, mi diede implicita licenza di terrorizzare gli studenti dei futuri quindici anni. Ho sempre ritenuto che niente scacci l’idea di diventare Deatheater, come i vecchi ricordi di scuola, di avere un temuto e sospettato Deatheater, conosciuto come l’acido Professore di Pozioni e terrore di Hogwarts, che incombeva su di te mentre lavoravi. Come bonus, la mia dedicata antipatia fece uscire il più alto numero di buoni O.W.L.  e N.E.W.T. da un po’ di tempo, sebbene Minerva mi scoccasse sempre occhiate di disapprovazione. Albus era più comprensivo. “Qualsiasi cosa aiuti gli studenti,” avrebbe detto lieto. “Ricorderanno ogni singola pozione, e anche tu, Severus."             
Di questi tempi, ovvio, dopo stanotte, probabilmente mi rammenteranno come l’assassino di Albus Dumbledore. Ciondoleranno in giro e sussurreranno del tradimento. Il traditore.     
So di non essere un traditore. Ho fatto quello che Albus mi ha fatto fare. non sarò un traditore fino a quando non fallirò nel recuperare le altre Horcruxes. Il fatto è che, fino a stanotte, c'erano due che lo sapevano. Adesso ce ne sta uno solo. posso immaginare la scena all'Infermeria di Hogwarts: Poppy disperata si stringe le mani, gli occhi di Minerva rossi per il pianto, e tutti gli altri che si chiedono perché. Poteva avermi dato l’ordine quindici anni fa, e lo avrei eseguito. Eravamo d’accordo, sebbene abbia lottato fino all’amara conclusione. Nell’ultima discussione che avemmo sull’argomento, mi disse, “Severus lo sai che sono  sacrificabile. Sono vecchio. E’ per il bene di tutti che devo morire."
 In risposta gli dissi, amareggiato, “La via per l’inferno è lastricata di  buone  intenzioni."
E Albus mi sorrise triste, e non mi disse altro.   
     

Cammino silenzioso per la via di campagna. E’ a parecchia distanza da Hogwarts in Scozia. Sono nei terreni del Devonshire, pieno di malinconia e abbastanza misterioso. Assai simile alla mia personalità, devo ammettere, sebbene sia difficile separare la mia vera personalità dalle mie maschere. E ce ne sono assai: odio di Potter e dei Gryffindor in generale, favoritismi verso gli Slytherins, disprezzo per ogni leggerezza...
 Il problema con le maschere, dissi una volta ad Albus, è che certe volte le maschere si appiccicano da sole addosso a te. E non sarai capace di distinguere le differenze.   
Ciò è agghiacciante. Fare finta è una cosa, perdere la tua individualità è altra cosa.
Dietro di me, c’è una di quelle cupe, inospitali colline per cui il Devonshire è famoso, e che si ergono dalle ombre cupe della boscaglia. Ci sono zolle coperte di muschio e mucchi di cespugli verdi, e il vento frusta i rami, così che gli alberi gettano ambigue ombre sulla mia strada. La via di campagna che percorro è una di quelle che non vengono usate da tanto, le sole indicazioni che sia mai stata usata sono i solchi impressi a fondo di ruote di carro, e anche quelle stanno sbiadendo. La zona dove sono è una delle parti meno popolate dell’ Inghilterra,e ed è la principale ragione per cui mi trovo qui.
Mentre continuo ad avanzare, lo sguardo viene attratto da uno di quegli alberi da inferno, contorto e piegato. Qualcosa brilla nella luce. Mi fermo e come mi avvicino, posso vedere un piccolo ciondolo a forma di fenice, appeso a un ramo e battente contro il tronco dell’ albero.
           
“Ingegnoso, Albus,”sussurro, e faccio ondeggiare la bacchetta, individuo le barriere in quell’area. Bene, solo io posso avvertirle – resteranno non individuabili per gli altri. Cenno e dico piano, “Faire enrager quelqu’un.” Ho una lieve idea di dove Albus abbia preso la parola d’ordine – è il francese di << prendi la capra di qualcuno >>, e non ho dubbio che sia connesso al fratello Aberforth e alla sua rara passione per quelle.. persuasioni da capra.
E come faccio il passo decisivo verso l’albero, sento una debole sensazione di prurito quando le barriere controllano la mia identità, e all’improvviso una casa scoppietta fuori dal nulla davanti ai miei occhi. E’ una casa abbastanza compatta, circondata da larghe zone di terreno attorno, utili per far crescere erbe e ingredienti per le pozioni. Abbiamo pensato a tutto.                            Avanzo nel sentiero battuto fino alla casa sicura, dove starò fin quando occorrerà. E’ stata messa lì da Albus e me, e la chiamò <<Dodicesima notte>>, dopo una commedia babbana. Dopo Hogwarts, Draco e io andammo ai quartieri generali dell’Oscuro Lord – casa Ridde – e facemmo rapporto. Draco, per miracolo scampò alla Cruciatus. Venni premiato ( me l’aspettavo) e l’Oscuro Lord mi disse di nascondermi fino quando non avesse avuto nuovi ordini per me. Nessuno si occupò di chiedermi dove sarei andato – le locazioni erano parti pericolose di informazione, e pure l’oscuro lord non faceva domande sui nascondigli. Ovvio, questo aveva più a che fare con il sui interminabile senso di superiorità, intelligenza ed arroganza, piuttosto che con l’avere informazioni sottratte all’Ordine. E l’Oscuro Lord amava sempre crogiolarsi e vantarsi dei suoi successi. Anche quando lasciai il raduno, continuava a vanagloriarsi della morte di Albus davanti al pubblico attento o irretito di nome Bellatrix Lestrange, la cui rapita attenzione veniva di tanto in tanto interritta da brevi segni di fastidio ogni volta in cui menzionava il mio nome.
Non le piaceva le si ricordasse di come avesse fallito l’anno prima, mentre io ero riuscito.
Avevo avuto successo, infatti, e oltre I miei desideri più espliciti. Sebbene l’Oscuro Signore non sarebbe stato così felice, se avesse saputo cosa voleva dire davvero per me. Nessuno vivente, eccetto me, lo sapeva. sapeva.       Frugo in tasca e chiudo le dita attorno a una fredda chiave di bronzo. Quando la estraggo e la guardo, pare assai ordinaria, sebbene non lo sia, considerando lo schema degli eventi – e il fatto che sia la chiave di casa della tanto desiderata casa di un fuggitivo. Sblocco la porta e la apro spingendo; come entro, le torce allineate alle pareti prendono a brillare, le fiamme prendono vita. La sala d’ingresso si riempie di luce, e sbatto le palpebre per un momento. Ma allora i miei pensieri vengono interrotti da una voce familiare.
                                                                                                                               Una voce assai familiare, una voce irritante. Penso ai sorbetti al limone, e non trattengo il lieve e del tutto sincero sorriso sulle labbra. Se Potter mi vedesse ora, gli prenderebbe un colpo. E non solo perché sorrido. Dopo tutto, c’è quell’altra piccola faccenda degli eventi della nottata...
“Hai fatto quello che ho chiesto, Severus?"
“Sì, lo feci, su tuo ordine,” dico infastidito, chiudo la porta alle mie spalle e la serro di nuovo. “Pensi che non lo avrei fatto?” ma il mio fastidio nasconde la spossatezza e la tristezza sepolta, e anche l’ascoltatore se ne accorge.

“Certo che no,” viene di nuovo la voce. “Ti conosco troppo bene.
Non sei quel genere d’ uomo.”
                                                                                                             
Vado in cucina, tengo la faccia composta quando guardo su.
Sospeso sulla parete c’è il ritratto di Albus Dumbledore. In segreto ha fatto due ritratti di sé stesso. Uno è posto nell’ufficio a Hogwarts, l’altro sta qui. Gli dissi, quando fu il momento, che mi sarebbe stato utile ascoltare qualsiasi cosa di quanto avveniva a Hogwarts, specialmente se Minerva avesse tenuto riunioni nell’ufficio ( supportato, ovvio, dalle notizie date dall’altro ritratto di Albus). Albus aveva senso pratico, e convenne.
Ora, mentre guardo il ritratto, tutto quanto sento è una sorta di vago sollievo, perché non sarei stato solo nel mio eremitaggio. Albus poteva essere morto nella vita reale, ma l’immagine è saggia e acuta come il vero Albus, e ho l’impressione che avrò bisogno dei suoi consigli, in futuro. Schivare sia gli auror sfrenati, sia i rabbiosi membri dell’Ordine non è una situazione su cui ami riflettere.

E ancora, nemmeno l’essere Deatheater.
 
“Severus,” dice Albus. “Se tu potessi illuminarmi su quanto è avvenuto."
 Annuisco rapido, e mentre spezzo il sigillo di una bottiglia di butterbeer, inizio a raccontargli della veramente eccitante notte che avevo passato, con sarcasmo evidente. Lui solo chioccia e sorride, ma è tutto orecchi. Gli occhi luccicano nella fioca luce, e la faccia dipinta si fa dura per la determinazione di vincere. vincere.
 E mi chiedo come potrò essere capace di completare l’immane compito che mi richiede.

 Posai una mano rassicurante sulla spalla di Draco, quando l’Oscuro Lord lo chiamò vicino. Girò la testa biondo platino un poco, per guardarmi, e vidi uno sguardo di malcelata paura. Tremò nella pungente aria di inizio Novembre
E’ così giovane, e già soffre sotto il giogo di un oppressore più insidioso del grosso di quelli che ho conosciuto. Poiché fin dalla nascita ha subito il lavaggio del cervello, costretto nell’instabile ruolo di Deatheater, ed è chiaro che non è adatto allo scopo.
Sembra che si sia affidato a me come mentore. Gli ho permesso di fare a quel modo, ma solo perché tutti gli altri Deatheater sono, in franchezza, compagni ancora più scialbi. La maggior parte ha perso almeno una parte della propria razionalità, grazie ai Dementors di Azkaban ( notate Rabastan Lestrange, che scoppia in risate isteriche di tanto in tanto – suono agghiacciante, ammetto). Quelli sono i Deatheaters che alla fine l’Oscuro Lord ha liberato da Azkaban un paio di mesi or sono, e anche se avevano passato il loro anno senza Dementor, la loro sanità non era tornata. Narcissa tendeva a piangere parecchio. Gli altri erano sanguinari e bigotti. Draco, da parte sua, è un pivello spaventato e sprecato che chiaramente non sa cosa fare. Non esattamente quello che desidero per compagnia, ma è meglio del grosso. E qualche volta, non posso trattenermi dal provare pietà per lui. Ho
sentito che vive a Ridde House, e mi chiedo come riesca a passare le giornate con l’Oscuro Lord che guarda ogni sua mossa.
 Metto i pensieri da parte, mi concentro sulla missione che ho alla mano. Ho fatto tutto regolare nei passati raduni dei Deatheaters, e non posso fare altri errori. Se li faccio, muoio.                                
Draco entrò nel cerchio dei Deatheaters, e giurai per un attimo di averlo visto tremare come un’insidiosa pila di ciocchi di legna, pronta a crollare qua e la'.                                                      L’Oscuro Lord si alzò dal trono. “Draco Malfoy,” disse. La voce era sibilante, morbida, frusciante come quella di un serpente, quasi ipnotica nel tono. Concedo a un terzo della mia mente di prendere nota delle sue parole, e uso le altre due per creare un sommesso attacco Legilmency. “Ti ho dato un compito, uccidere Dumbledore. Hai fallito, vero, ma non mi attendevo che tu ci riuscissi alla prima, e i tuoi tentativi alla fine si sono rivelati giusti, con l’aiuto di Severus.” Piegò la testa nella mia direzione e cennai rigido. Raccolsi ogni mia energia mentale, e la rilasciai lentamente. Fece la sua strada serpeggiando fino alla predella,
ed io senza farmi notare entrai nella mente dell’Oscuro Lord. Era un’avventura di colpo emozionante e sconvolgente, ed ero assai cauto. “Comunque, alla fine, quando Dumbledore giaceva davanti a te, debole e indifeso, ancora non riuscisti a lanciare la Maledizione Mortale. Sono certo che è stato così per la tua poca esperienza, e non per qualsiasi debolezza di cuore.” L’Oscuro Lord fece una pausa a effetto, e gli occhi rossi incontrarono quelli di Draco, grigi e dilatati. “Sono nel giusto?"
Non c’era davvero bisogno di fare la domanda a Draco, pensai mentre svicolavo tra un ricordo e l’altro, superando quelli che avevo già visto, e affondando in quelli che non avevo esaminato ancora. Perché avrebbe dovuto dire di no, e contrariare l’Oscuro Lord?

“Sì, mio Lord, certamente,” rispose Draco. La faccia era arrossata dalla paura, e guardava giù sul pavimento. A suo modo, era un contrasto stridente con il suo aspetto concitato. Era spezzato, sconfitto, e non poteva combattere. Penso che lo stesso Potter sarebbe stato altrettanto terrificato. La sua nobile disposizione d’animo non gli avrebbe permesso di godere dell’umiliazione del suo stesso nemico.
Gryffindor, penso, ma lo penso senza il consueto disprezzo. Invece, c’è una certa stanchezza nei miei pensieri. Ho fatto la spia così a lungo ( oltre una decade ) e sono spossato. 
Non mi permetto di abbassare la guardia, specialmente a riguardo dell’Oscuro Lord.
L’Oscuro Lord è cambiato durante gli ultimi mesi. Ricordo quando, ansimando per respirare, alla fine arrivai in ritardo di diverse ore alla sua convocazione, e lo vidi imprecare per la fuga fin troppo fortunata do Potter. Lo vidi con terrore; era di nuovo l’Oscuro Lord. In quel momento, la faccia era piatta e bianca, con occhi rossi sgranati e fessure per naso, e la vice sibilava per la rabbia, poiché la sua portkey bi dimensionale, creata per portare lui e gli altri Deatheater a Hogwarts e provocare un massacro, aveva dato al nemico l’occasione per fuggire alla sua implacabile ira. Adesso, dopo numerosi rituali, aveva ripreso almeno qualche tratto del suo antico aspetto.

Stava davanti, i capelli scuri tirati indietro in modo impeccabile, la faccia pallida guardava giù verso Draco. L’unica cosa che era rimasta la stessa era il colore degli occhi; erano di un rosso lucente, come il giorno in cui si levò dal calderone, fumante e ribollente delle ossa del padre, carne del figlio, e sangue del nemico.             
 Sangue di Potter. Ma altri, meno cospicui, più aberranti persone erano suoi nemici, come me; era quello di cui l’Oscuro Lord non si era reso conto, e spero non capisca mai. Dopotutto, preferirei restare vivo.

“Già,” convenne l’Oscuro Lord in un tono di voce alquanto congeniale. Doveva essere felice dell’incursione dagli Weasley, credo. Tutti gli Weasley erano scappati, sapevo, ma i Dementors che avevano attaccato la Tana – ma che nome è, per una casa? – avevano distrutto un buon numero di Auror apparsi per combattere.
 
Da allora, avevo passato i ricordi della prima infanzia dell’Oscuro Lord ( sebbene possa apparire scioccante che egli abbia avuto un’infanzia ). Fui sorpreso quando scoprii che i suoi scudi di Occlumency , per quanto forti e sorprendenti avevano.. diversi punti deboli. Quando avevio indagato oltre, ero giunto all’allarmante conclusione che l’Oscuro Lord riteneva che nessuno potesse attaccarlo con Legilmency.

 Ah, sì, l’arroganza di certa gente. Tanto spesso li distrugge. Non che mi lamenti.       

E.. sì, un ricordo bizzarro mi lampeggiò davanti, nelle profondità della mente dell’Oscuro Lord.
Tornai indietro ed entrai. Un giovane Tom Ridde, ancora bello e coi capelli scuri, stava aprendo la porta di Borgin and Burkes. Entrò dentro e lo seguii.
Il Tom Riddle del ricordo andò nella stanza retrostante. Si chinò su una tavola del pavimento allentata, la rimosse, ignorando i chiodi sollevati, e dalle pieghe della veste voluminosa estrasse un calice. Lo riconobbi d’un tratto. Era il calice di Hufflepuff, brillava glorioso d’oro. Estrasse la bacchetta, toccò il calice, mormorò un incantesimo. Il colore luminescente del calice di colpo si smorzò in un marrone sporco, e appena lo ripose, notai come si accordasse alla tinta del terreno.

Il Riddle del ricordo rimise la tavola al suo posto, estrasse la bacchetta e, con un elaborato sventolare, procedette a costruire una serie di barriere attorno alla zona di pavimento, impedendola grosso della gente di arrivare lì e sbirciare. Barriere fatte di antiche rune vennero erette. Ero a metà strada del guardare il procedimento quando la voce dell’Oscuro Lord spezzò la mia concentrazione. Mi affrettai attraverso il restante del ricordo, e mentre il ricordo girava sui tacchi e si defilava silenzioso dal negozio, altrettanto in silenzio uscii dalla mente dell’Oscuro Lord.
Draco, tremante, accondiscese ad apprendere le Arti Oscure dalla zia Bellatrix, mi chiesi quanto a lungo lui – ed io – saremmo stati capaci di sopravvivere a questo girone infernale di morte, tortura, e follia.
Borgin guardò su dal banco quando entrai, col cappuccio tirato sulla testa. Avevo un Incanto di aspetto, vero, ma non mi sono mai fidato troppo della sola magia. Per gli altri, come adesso, sono un uomo biondo dall’aria scialba, dalla faccia tonda, con occhi storditi marroni e aspetto insignificante.

Strinsi le labbra avvicinandomi alla cassa. Borgin mi gettò un’occhiata sdegnosa, poi disse, tagliente, “Come posso aiutarti?" 
 
Merlino, quanto disprezzavo quel travestimento. Mi richiedeva di trattenermi, e cercavo a fatica di non fare occhiatacce a Borgin. “Cercavo dei libri,” iniziai con la voce più esitante che potessi produrre. Dentro di me, rabbrividii pensando a come dovessi apparire torpido. “Ne hai?"
“Puoi sempre andare da Flourish and Blotts,” disse Borgin.
Era ovvio che non mi stimava affatto. Tanto meglio per me. E, tanto per ribadire, non ho gran opinione di lui. E’ un codardo senza spina dorsale, e lo dico senza dubbio alcuno. Solleva il naso a quelle persone che giudica inferiori a sé, e trema e si prostra davanti a qualsiasi persona che è più tagliente e minacciosa di lui. Pero vivamente che potrò scattare a agire nella mia consueta parte sarcastica, ma quello avrebbe allora rovinato il travestimento.
“Non quel genere di libro,” dissi, immettendo un tono indignato nelle parole. “Sai perché – perché sono qui. Per le Arti Oscure."

  Borgin sospirò e mise da parte il Daily Prophet. Allungai un’occhiata ai titoli di testa, che dicevano << Deatheaters attaccano a Bristol!>> ( quella era la famiglia Finch-Fletchley. Non partecipai all’attacco, ma ne seppi molto dal delirante e arrabbiato Augustus Rookwood. E’ stato un caso stupefacente, che siano sopravvissuti tutti e tre i bersagli. Ovvio, i Deatheaters non si aspettavano che i bbabbani sparassero ripetutamente nel petto con un revolver, o li colpissero sulla testa con una padella di metallo – forte, assai forte. Mr. Fletchley è ritenuto un tiratore con armi da fuoco, la moglie è, a dirla tutta, una selvaggia virago. I giovani Castleton e McGinty non hanno mai saputo cosa li ha colpiti. Così, Castleton è morto e McGinty sta in coma al St Mungo’s, e affronta la possibilità di un’indagine degli Auror, non certo la cosa più piacevole del mondo. L’Oscuro Lord non era certo assai soddisfatto ).
Borgin si alzò in piedi e camminò impaziente verso la stanza retrostante.
Cercai con fatica di non ridere. Era così facile accedere alle Horcrux dell’Oscuro Lord. Mi chiedo come mai l’Oscuro Lord abbia scelto, tra tanti posti, Borgin and Burkes, per nascondere una cosa così importante. Poi rammento che allora era assai più giovane, e la stanza retrostante di Borgin and Burkes era accessibile solo agli impiegati. Al giorno d’oggi, chiunque può entrarvi. Mi chiedo, ancora, se l’Oscuro Lord abbia cambiato il nascondiglio, o; ma forse, ancora ritiene che le protezioni siano adeguate – e, dopo tutto, chi sospetterebbe che abbia creato un’ Horcrux – sei Horcrux? Davvero, è troppo impegnato.                                                                                                                       Appena Borgin chiuse la porta dietro me e si voltò per chiedermi che tipo di libro cercassi, feci una smorfia incontrollabile, estrassi la bacchetta e dissi, “Stupefy”. Il getto di luce rossa lo colpì al petto e crollò al suolo.
 
Lo sollevai e lo trascinai lungo un lato della stanza, dove non avrebbe interferito col mio lavoro. Strinsi forte la bacchetta e avanzai verso la tavola allentata che ricordavo dalle memorie dell’Oscuro Lord. Comunque, a differenza del giovane Tom Riddle, non riuscii a sollevare la tavola con tanta facilità. Borbottai un incanto rivelatore tra i denti, e il complesso intrico di barriere risplendette accanto a me. Maledissi la paranoia dell’Oscuro Lord – sebbene, in quel caso fosse davvero giustificata – e mi misi al lavoro
C’erano due strati di barriere attorno al pavimento ( non riuscii a non ridere alla vista dell’Oscuro lord che incanta un parquet. L’assurdità dell’immagine va oltre ogni dire ) . il primo era basato sulle rune; il secondo strato, interno, era assai più tradizionale, e credo che forse potrei spezzare il primo strato, oggi. Ovvio , non sono così ottimista da pensare di agguantare in fretta l’Horcrux. Conoscendo l’Oscuro Lord, probabilmente aveva messo incantesimi sul calice per intrappolare qualsiasi ladro.

Scrissi tutte le rune che apparivano davanti agli occhi, e roteai gli occhi per derisione appena scorsi le rune scelte: quelle dell’invincibilità, protezione, vittoria, forza… in Old English, Arabo, Egiziano, tutti insieme. Era da aspettarselo, pensai, e mi incupii piegando la testa di lato. Avevo avuto bei voti in Rune Antiche, ma era passato un bel po’ da quando avevo davvero pensato a loro ( il mio tempo era preso dalle Pozioni e dallo spionaggio). Ma non ero sul punto di fermarmi o arrendermi così, non quando c’ero così vicino. Oltre alle rune in Old English di protezione, presi a scrivere tante informazioni, quante potevo ricordare.
Posso quasi immaginare l’anima scura e magica pulsare fuori dal calice di Hufflepuff, nascosta sotto il parquet nel retrobottega di Borgin and Burkes, a Knockturn Alley.

Guardai il gufo scuro volare via. Portava un pesante pacco avvolto in carta marrone appeso alle zampe, e arranca sotto il peso. Avevo già lanciato diversi incanti alleggerenti, ma evidentemente l’arco di frassino di Ravenclaw era sempre pesante, anche con magie per contrastarne il peso.
Quella era l’ultima Horcrux, eccetto Nasini ( dopo tutto, è improbabile che possa ammazzarlo sotto il naso dell’Oscuro Lord, ammesso si possa dire che ne abbia uno ). Scoprii il segreto nascosto a fondo nella mente dell’Oscuro Lord, e la stessa Horcrux nelle cupe profondità della Foresta Proibita. Dovetti stare assai attento in quella cosa – fin da prima della morte di Albus, le barriere di Hogwarts erano state rinforzate, e non consentivano l’ingresso di nessuno con il Marchio Oscuro.
                                                                                                 
 
L’arco era stato nascosto nel tronco di un frassino (sto pensando, troppi simbolismi con le bacchette? Il frassino è il legno della morte, che l’Osciro Lord con diligenza si impegna ad evitare… ). La manovra per recuperarlo fu facile; distrutte le protezioni, come il calice di Hufflepuff, decisi semplicemente di mandare Potter e lasciare che lui ci pensasse. Chiamatemi egoista, ma non godo a avere un Horcrux che mi esplode in faccia, e di conseguenza devo cavarmela con l’Oscuro Lord.
Le altre tre Horcrux erano andate. Albus distrusse l’anello, Potter distrusse il diario, ed è stato di fresco scoperto dall’Ordine che Regulus Black era andato dietro al lucchetto e lo aveva distrutto con un ben recitato Avadra Kedavra. Questo poi, e il falso recuperato da Potter e Albus prima della morte di questi.

Sirius Black diceva sempre che il fratello era uno smidollato. Lo conoscevo meglio io, sebbene fosse tre anni avanti a me. Probabilmente aveva scoperto il segreto dell’Oscuro Lord attraverso qualche azione irresponsabile di Bellatrix Black ( non potete immaginarla che si vanta di dare all’Oscuro Lord un posto per nasconderci un Horcrux? ) ed era di certo ben fiera di aver dissacrato un’antica fonte di auto conoscenza, poiché era per quello scopo che veniva usata la fonte nella caverna. Ricordo Regolus Black, un Slytherin scialbo e evasivo che ascoltava tutti e sapeva tutto. Non gli importava della faccenda del sangue puro – era una di quelle persone apatiche, a cui interessa solo vivere – si era unito ai Deatheaters solo perché così aveva deciso la famiglia. Ai raduni dei Deatheaters, se ne stava spesso indietro e guardava annoiato. Immagino che non volesse partecipare ad alcun attacco e disprezzasse l’Oscuro Lord per aver diviso la sua famiglia. Forse era quel fatto a condurlo a distruggere uno degli Horcruxes – la meravigliosa possibilità di ridere in faccia all’Oscuro Lord, e dimostrargli di aver scoperto il suo segreto.
 Passo un po’ di tempo via a controllare le barriere e guardare la segreta bellezza della collina, prima di tornare dentro la casa. E’ inizio dell’anno, un fresco mattino di marzo, e la neve del precedente inverno si sta ritirando, lasciando dietro piccole pozze di acqua fredda e fango raggrumato. Canticchio il ritornello della “Ballata di Tam Lin”, la canzone preferita da mia madre, e verso una tazza di cioccolata calda da un thermos.
                                
Mi trovo ad aver comperato il grosso delle cose dai negozi dei babbani, come dice Albus, è ancora troppo rischioso avventurarsi nel mondo stregonesco. Vero, ma sono ben cambiato. La gente mi ricorda smorfioso e sarcastico, con capelli untuosi e pelle pallida. I mesi alla Dodicesima Notte mi sono stati utili. A parte i raduni Deaheater e gli occasionali atacchi, ho passato lì il mio tempo, con Albus per sola compagnia. E con Albus non si può far a meno di prendere alcune delle sue facezie. Siccome ho un accesso limitato agli ingredienti da pozioni, devo passare il tempo fuori a far crescere le piante. La pelle si è abbronzata, e i capelli li ho tagliati al mento, un po’ arruffati, non più unti. Quello veniva da anni di mescolare pozioni in calderoni, e dal loro vapore. Mi mancano i giorni a Hogwarts. La missione è una di quelle che Albus chiama ‘valorose’. Mi chiedo se sia un sincero complimento, o una lieve provocazione per tutto quanto fa Gryffindor – se tutto va bene Hogwarts resiste, e l’Oscuro Lord cadrà.
Mi dico che sono melodrammatico. Questo non promette bene per le mie radici Slytherin, scatto tra me. Ma non c’è il consueto puntiglio. Ho scoperto che, quando sei ricercato per omicidio, le Case di Hogwarts non importano più. Puoi morire in ogni momento… non che sia uno che va per i sentimentalismi ( Albus implora che sia diverso, ma non ha sempre ragione.
Ribatte che non ho sempre ragione nemmeno io, comunque).
Fisso la tazza di cioccolato caldo, le mani strette attorno al coccio per il calore, ma gli istinti da spia sono buoni, e non tradisco il minimo fremito quando Albus mi allarma dicendo, “Severus, l’Ordine ha una riunione."
Mi giro attorno, sollevo il sopracciglio, Albus raccoglie la sfida, e sorride dal ritratto. Certe volte, è facile dimenticare che è morto, e che davvero Albus mi sta parlando. “Oh, e con questo? Credevo sonnecchiassi."
“Informazione importante,” dice Albus. “Hanno distrutto l’Horcrux nel Calice di Hufflepuff."
Annuisco.
“Bene. “dico. “Ne hanno un altro che sta andando da loro proprio in questo momento."
Albus ride in modo gioviale. “Sei proprio efficiente, Severus. Ti ho dato la missione di trovare gli Horcrux, e l’hai portata a termine in meno di un anno. In questo sei meglio di me."
Alzo le spalle. “Sto solo portando a termine il mio compito. Nagini è il solo rimasto. Troverò un modo di liberarmi di lei."
Albus dice, “Bene. Credi che Voldemort” – mi incupisco – “sappia della distruzione degli Horcrux?"
“Merlino, spero di no,” dico a fatica. “Credo di no, comunque. Davvero, sembra fregarsene di tutto, adesso. Ma tiene sempr Nasini vicina a sé. Non ho avuto occasione di avvelenarla, perché si nutre a caso di quello che cattura, e non è che posso spruzzare veleno su ogni creatura viva vicina alla Riddle House. L’unica maniera di distruggere Nagini è la Maledizione mortale o qualcosa del genere. Solo che così l’Oscuro Lord capirebbe di colpo e andrebbe subito a controllare gli altri Horcrux. Troverebbe che sono scomparsi, e darebbe la Crucio al grosso di noi, poi andrebbe e ne creerebbe degli altri.” Sospiro e sorseggio la bevanda raffreddata. “ Immagino che il solo momento in cui posso uccidere Nasini sia nella lotta finale, quando Potter e l’oscuro Lord si affronteranno l’uno contro l’altro – proprio prima di allora."
“Hmm,” dice intelligentemente Albus. Mi sento assai abbattuto,
sulle prime – bene: è di aiuto
certo! Poi guardo il ritratto. Non è nella cornice. Mi rendo conto che deve stare ascoltando attento alla riunione dell’Ordine, e prendo l’occasione per finire la bevanda.
 Per qualche minuto c’è un silenzio rasserenante, poi Albus torna nella cornice, canticchia l’ <Habanera> dall’opera <Carmen> di Gorge Bizet. Lo guardo con un’aria che chiede senza mezzi termini: spiegati. Si siede dietro la sua ’cattedra del Preside’ nel ritratto e “Stanno lavorando per scoprire tutte le barriere attorno alla Riddle House,” annunciò ridanciano. “Quando avranno fatto, diranno che attaccheranno. Non è meraviglioso, Severus?"
Mi scruta. 
“Oh, sì, scommetto che è dannatamente meraviglioso,” mugugnai. “Sarà abbastanza dura sbarazzarsi delle barriere erette dall’Oscuro Lord, lo sai."
“Oh, Severus, non essere così pessimista! E’ quel genere di inclinazione che non si accorda con nulla. Dicevi così anche per le Horcrux, l’altro anno.”Albus ammicca – il maledetto uomo ammicca – verso di me.
Penso ci sia un debole pulsare alle tempie, segno di un buon mal di testa. Grande. Quello proprio non ci vuole per la mia pazienza. Scelgo un’altra tattica. “Bene,” dico sollevando un sopracciglio, “Potrei essere là, e mi abbatterebbero. Sebbene penso che Mad Eye Moody prima mi torturerebbe, piuttosto. E riderebbe come un pazzo mentre lo fa,” feci freddo, come se fosse un secondo ripensamento.
                                    
Albus si incupisce, e non dice nulla. Non so dire se è preoccupato per la mia salute o se è infastidito da come gli ho rappresentato con efficacia Alastor <Mad Eye> Moody, paragonato a Bellatrix Lestrange.  Se proprio devo, ammetto che è così. Entrambi sono brutti, fuori di mente, incredibilmente bravi nel gridare… mi ricorderò dell’occhio mancante per Belletrix, a suo tempo.
 
Ma non dici niente di quello. Vado avanti. “Lo sai quando?"
“Quanto è utile,
Albus."
L’espressione divertita si sparge sulla faccia di Albus. “Lo so,” dice, la faccia increspata da un sorriso. “Ma..” Il sorriso sfuma. “Si sentono in qualche modo perduti,” dice placido, e si guarda le mani. Noto che sono entrambe ancora intatte, grinzose e vecchie per l’età. La destra non è annerita, come è stata per la gran parte dell’anno prima della morte. Albus fa combaciare i polpastrelli e dice, “Per quanto mi spiaccia, ero.. una sorta di capo nominale dell’Ordine. Ora che sono morto…” Allarga le braccia, indifeso. “La caccia agli Horcrux sta illuminando le loro prospettive, comunque, aggiunge. “Gli Horcrux sono stati scoperti essere reali, firmati da una persona misteriosa chiamata <la Fenice>. Ho detto loro che è un innominabile amico mio che ha acconsentito ad aiutare l’Ordine.” Solleva un bianco sopracciglio, e colgo la gioia in quel gesto. “Adesso, Severus, ti prego dimmi, quando è il tuo prossimo giorno di fiamma? Le Fenici sono di solito così schive , e vorrei sapere quando devi essere accorto con il tuo caratteraccio."
“All’incirca tra un minuto e mezzo,” intono con voce cupa, e metto su il mio ghigno patentato, diretto su al ritratto di Albus.
Albus ride.


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cade la Tenebra 2
di talriga, 14:58

Draco sta piangendo. Gli stringo forte la spalla e lo conduco via dalla zia Bellatrix, che pare in qualche modo soddisfatta di avere la lezione scorciata.
“Mi dispiace per tuo padre, Draco,” dico. Davvero, non sono proprio del tutto così contrito per la dipartita di Lucius Malfoy, ma tengo calma la voce e contenuta. Draco si passa la mano sugli occhi grigi. Ci sono occhiaie scure sotto gli occhi; la faccia aguzza affonda sotto pressione, e mi chiedo quanto poco abbia dormito nei giorni appena trascorsi. Ho idea che stanotte non dormirà per nulla, e non lo recrimino.
“Va- va bene,” dice lui, ricaccia le lacrime che minacciano di cadere. “Come – cosa è successo?"
“Auror,” rispondo in breve. Non mi preoccupo di confessare che ho rivelato io la sua posizione a loro. Lucius Malfoy ora è morto, grazie a una maledizione spacca ossa di un auror. Non ho compassione per lui – era un uomo sadico. Suo figlio, comunque, non è mai stato così...
Sto iniziando a domandarmi di una morte pietosa per Draco. Narcissa morì tempo addietro. Di certo, non reggerebbe a lungo sotto la sferza emozionale delle Imperdonabili. Bellatrix Lestrange, che si diletta nello spargere torture, non solo gli ha insegnato a lanciarle, ma le fa per lui quando fallisce. E’ una sorpresa che lui riesca a resistere, ma l’Oscuro Lord ancora non si è lamentato.
E sto parlando seriamente dell’uccisione pietosa.. non sono uno che scherza facile. Dopotutto, ho ucciso il mio unico amico, il mio mentore. Il fatto che lui abbia chiesto non mitiga l’azione, come so fin troppo bene.
Lo porto fuori. Riddle House, a little Hangleton, è attorniata da barriere antiinvisibilità e anti babbani, ed è Non Localizzabile. Di fresco è stata messa sotto Incanto Fidelius ( per depistare i tentativi di attacco da parte dell’Ordine), e non serve la mente di un Hufflepuff per scoprire chi è il Custode Segreto.

No, non è Pettigrew! Davvero!                                                                                                                                                                                        Fuori lo scenario è adeguato all’occasione, umido e deprimente. E’ Aprile e penso al vecchio detto babbano che mio padre borbottava, la voce spessa per il troppo bere. “Aprile piove , maggio reca fiori, eh, Eileen?”      
 Ad Aprile piove, vero. Ma non è una pioggia che sta cadendo adesso, è un immenso temporale, la pioggia cade con un intensità, percuote selvaggia ogni cosa sia fuori.
Pitter-patter, pitter-patter. Tamburella su una redice in ritmi casuali, attacca e recede. Guardo la pioggia e penso che davvero riflette il mondo degli stregoni: sotto attacco nella tempesta dell’Oscuro Lord. Noi Deatheaters non siamo che lampi, e io sono più luminoso di altri. Draco è una sola goccia nel massiccio, ribollente flusso di pregiudizi anti Babbani, trascinato su una strada dal suo arrogante padre, marchiato tanto tempo fa.
“E’ stata un’incursione,” dico. “Devono essere riusciti a scoprire la sua posizione – non so in che maniera” – è una bugia., ma ho mentito così tante volte che è solo una di parecchie – “E gli hanno teso un’imboscata. Non aveva possibilità. La prima maledizione che usarono era una spezza ossa. Lo ha colpito al collo."
Come entità caotica, la guerra è senza regole. Non concede quartiere al nemico. Una volta, quando aprii un libro babbano di mio padre, menzionava quelli che chiamano prigionieri di guerra, o POW, e diceva cosa succedeva loro. Sopportavano duro lavoro e dure condizioni in ammorbanti prigioni sporche. Nel mondo dei maghi, invece, c’erano solo due alternative: tortura per avere informazioni, e morte.
Dentro di me tremo e penso agli occhi me
zzi folli, lampeggianti, verde smeraldo nella luce tremula della lanterna di Hagrid; “Uccidimi, hai ucciso lui, codardo –“         
“Non sono un codardo, Potter."
“Così, è morto babbo?,” disse Draco. La voce è timida, spezzata; su tutto, è incrinata come mai ho sentito in un Malfoy. Mi giro per guardarlo, senza variazioni nella mia espressione spenta; la sua faccia color cenere si intona alla perfezione col  muro cenere alle sue spalle, e i dintorni color cenere. “Chi lo ha ucciso?"

“Non so," rispondo.
Draco guarda a terra. E’ un impasto fangoso, la pioggia si mescola al fango come il sudore si mescola alle lacrime. Penso al vocabolo pieno di pregiudizio  che usano i purosangue: Mezzosangue. E’ quello che intendono ? fango sulle anime? Se è vero, allora tutti noi siamo mezzosangue, impuri e macchiati come gli altri.
 “Così nemmeno tu sai chi lo ha ucciso ?”                                                            
 Il ragazzo biondo distoglie lo sguardo dal terreno e si chiude in un silenzioso compianto.  Davanti ai suoi occhi vitrei e grigi, l pioggia cade in strazianti cortine di cristallo, una perversa danza che accompagna il walzer della morte in cui lui – ed io – siamo costantemente coinvolti.

-

Il Marchio Oscuro arde nero e feroce, brucia come acido solforico che mangia la mia pelle e l’anima. Scocca dolore attraverso il mio corpo. Faccio una smorfia, impreco, mi stringo l’avambraccio sinistro. Di questi tempi, è un fatto frequente, ma non è che dovrebbe essere così. Eppure l’Oscuro Lord non ha mai riposto grandi attenzioni a quanto provano i seguaci. Per conto mio, è un grandissimo errore. 
 Gli occhi preoccupati di Albus mi guardano. “Severus, ha chiamato?"
Stringo forte i denti. “Sì, ci vediamo dopo."

Afferro la bacchetta da dove l’avevo posata, sul tavolo, e corro fuori della casa, spalanco la porta senza preoccuparmi di chiuderla. Corro sulla strada fangosa verso il mondo esterno alle barriere, senza dare attenzione alla bellezza della natura in Maggio, e appena passo attraverso le barriere con quel caratteristico schiocco, passo le dita sulla lunghezza della bacchetta ( undici pollici, ginepro, cuore di drago), e Disappaio.
I dintorni del Devonshire spariscono attorno a me. Di colpo, sono in piedi in una stanza seminterrata, poco illuminata. E’ spoglia, senza decorazioni o mobilio -
                                                                        
                                                                              
Una folla di figure ammantate appare di colpo. Jugson viene vicino, inciampa malamente sul mio piede. Gli do’ un’occhiataccia. I novizi, quelli appena iniziati, la nuova generazione di terroristi delusi, sono radunati su un lato, le facce perverse e fanatiche per l’eccitazione e la baldanza. Mi giro e vedo Walden Mcnair, che fissa la maschera bianca sulla faccia. Vede che lo guardo e sghignazza folle( il ghigno, ovvio, aggiunge una gran quantità di dicerie sulle sue tendenze antisociali ). Non che abbia bisogno di prove – non dopo la mia prima missione, quando mi compensò con un gatto mutilato a cui avevano cavato gli occhi e inciso un grottesco Marchio Oscuro sulla fronte.
Segnale di allarme: Mcnair è felice.
Questo non porta bene da alcuna parte.
Seguo gli altri, mi affretto fuori della stanza – è la sola della Riddle House ad essere al momento priva di barriere anti Apparizione, e come giro la testa indietro, vedo un ragazzo biondo che lesto riposiziona le barriere attorno alla stanza. E’ Draco, e si gira sui tacchi seguendomi. Rallento e lo aspetto. 
Professore!” la voce è stanca, senza fiato. Quasi gli sorrido quando mi chiama ‘Professore”. Da quasi un anno non è il mio titolo
.
 Le sue vesti da Death Eater sbattono rigide sui calcagni quando cerca di raggiungermi e rallenta. Mi fa un lieve sorriso, e io glielo rendo riconoscente, sa bene che è un privilegio. Tra gli altri, ho un bel pezzo di reputazione di acido e sardonico, e lui è assai consapevole che è un onore che Severus Snape, favorito dell’Oscuro Lord  dalla morte di Dumbledore, si degni di trattarlo in modo personale.
 Si scosta indietro un ciuffo di pallidi capelli che quasi gli son caduti negli occhi con un’espressione esasperata, e mi guarda. Sono piacevolmente sorpreso di vedere una scintilla di gioia  genuina. Era da parecchio.
“Draco,” la mia voce è calma, senza inflessioni.
“Sai cosa sta succedendo?” chiede, la faccia ingenua perplessa. “L’Oscuro sire mi ha semplicemente detto di portare tutti qua, e non so che accade –“
                                                       Soffoco un sorriso divertito. “Draco, sono appena arrivato."

“Draco appare vergognoso. “Mi spiace, Professore."
“Non sono nemmeno più professore,” gli ricordo. Magari è la cosa sbagliata da dirgli, perché le sue guance sono tinte con un debole rossore di imbarazzo.
 “Lo so,” borbotta. “Ma, certo, è così dura smettere di chiamatici, odio pensare che sia colpa mia che tu hai perso la copertura a Hogwarts -"
Scuoto la testa. “Non ci badare."
“Non riesco a farlo!” dice Draco, un po’ infastidito. “E’ – è solo che quando ero a Hogwarts, mi piaceva di più –“ la parola < di qua> rimase non detta, lasciata in sospeso alla fine della parola, poi un’espressione di indicibile orrore attraversò il suo volto, sebbene riuscisse a nasconderla presto. Aveva pronunciato una bestemmia verso l’Oscuro Signore, e sia lui che io e lui  lo sapevamo. La pena poteva essere l’accecante luce verde della Maledizione Mortale.                                                                                                                                                                                                                              Proseguo come se niente fosse successo.
Scambiamo poche parole tra noi su come sono state le nostre vite – non tropo male, lo ammetto, sebbene non mi affaccendi a spiegare come, e lui ammette che è eccitante fare i raid per l’Oscuro Signore.
Non gli credo per un momento. Lo vedo nei suoi occhi, sulla sua faccia. Ma non dico niente, e annuisco accondiscendente.

 Arriviamo alla stanza della riunione, dove sono radunati gli altri Death Eater. Mentre il grosso di loro sta accalcata dietro, baldo vado in avanti, e così fa Bellatrix Lestrange, e Walden Macnair, e Antonin Dolohov (Augustus Rookwood pure l’avrebbe fatto, ma è stato ucciso in un raid una settimana fa ) e Lawrence Nott.
“Death Eaters!” l’Oscuro Signore piomba nella stanza, voce alta e carismatico. Al di sotto della maschera, mi incupisco. E’ sempre a quella maniera quando riceve buone notizie, e questo non mi rassicura – piuttosto, accresce le mie inquietitudini. Gli occhi rossi luccicano di piacere malizioso, e solleva una mano pallida e allungata, per tirare indietro I capelli neri.
Tutti mormoriamo, “Mio Lord, è bello vederti,” e ci inchiniamo. Soffoco il disgusto e faccio
quello che ho fatto per tanto tempo.
Come ci rialziamo, l’Oscuro Signore provvede a spiattellarci un lungo e convulso discorso su come dovremmo essere tutti fieri del nostro ruolo di salvatori del mondo dei maghi dai Mezzosangue e dai maledetti traditori.             
Divento sempre più preoccupato. L’Oscuro Signore fa sempre così prima di un grosso attacco. Non faccio gesti vistosi, ma premo la mano sinistra contro la tunica e sento la forma rassicurante della Portkey ( non a caso ho due Portkey con me, una connessa con la Dodicesima Notte, un’altra adatta a qualsiasi locazione scelga, a seconda della situazione.).      
                                                                                                                                                   L’Oscuro Sire ha finito il suo sermone sulla ‘purezza di sangue.” Fa una pausa drammatica e posa lo sguardo rosso sangue sui Deathe Eater radunati.
 
Siamo tutti zitti, attendiamo ansiosi – per me, c’è apprensione – per quello che avverrà. avverrà. 
 “E adesso,” dice l’Oscuro Lord con voce gelida e pacata, “Lanceremo l’ultimo assalto! Su
  Hogwarts !"
Di colpo ho la bocca secca. Mi rendo conto che il cuore pulsa selvaggio. 
 L’Oscuro Lord si volta verso di me. Per un millesimo di secondo, il cuore si ferma – e poi riprende, battendo a caso.
Dice quasi con calore – buon segno per la mia longevità, credo – “Gli altri partiranno prima, a smantellare le barriere di Hogwarts. Le ho già indebolite e a quel punto cadranno facilmente. Da lì arriverai, Severus."
 Sento un tremito su per la schien. Di colpo la stanza sembra fredda, assai fredda.                                                          
“Devi recuperare delle pozioni,” fa dimesso l’Oscuro Lord. “Vediamo, credo come minimo parecchie fiale di acido e simili, quel tipo che corroderà la carne."

 Non oso dire altro se non il servile, “Sì, mio lord.” Inclino la testa e tra me penso, <acido mangia carne>. Sì, comincio a pensare che l’Oscuro Lord non vuole che questo sia un raid, come fu nel caso dello scorso anno – no, questo
sarà un vero e proprio attacco, il cui scopo è annientare Hogwarts. Semmai, un colpo demoralizzante. L’Ordine ne verrebbe devastato. Cerco di distogliere la mente. E’ facile per me – non faccio quasi altro da due decadi. 
Il
Lord si volta verso Draco. “Abbassa i campi anti apparizione.” Ordina. “Severus, raggiungici.”   
 “Mio Lord,” La stanza scompare attorno a me e ora sono accanto all’albero contorto, col pendente della Fenice che brilla nel sole pomeridiano.

Scruto il cielo mentre corro verso la Dodicesima Notte. Mi pare inappropriato che irradi tanto calore e accoglienza, non in un simile giorno. Sbatto la porta aprendola e corro in cucina. Albus alza gli occhi allarmato . “Severus!”                                                                                      
“Attacco a Hogwarts,”  esplodo senza preamboli. “Adesso.”                                                                                                                                                         Albus capisce.
Cenna svelto e si dilegua dal ritratto. Per far rapporto a Minerva del pericolo che si avvicina a Hogwarts, mette su una costruzione di elaborate bugie per spiegare come fa a sapere. Ma non perdo altro tempo a pensare ad Albus. Frugo tra le pozioni nel laboratorio, prelevo quelle che l’Oscuro Lord ha richiesto. Mi chiedo quante vite posso rovinare quest’oggi, e cerco di non pensarci – sono una spia da tanto tempo.
Dopo aver preso le pozioni chieste, Appaio, ma non direttamente fuori Hogwarts, ma indietro a Riddle House. C’è una cosa in più che devo fare. Ho la sensazione strana, istintiva che qualcosa avverrà oggi, e il mio istinto ha sempre avuto ragione.
Siccome non c’è rimasto nessuno ad innalzare le barriere Anti Apparizione, la Riddle House al momento è assai vulnerabile. Appaio direttamente nella stanza della riunione e sono accolto da un sibilo di allarme di Nagini, il famiglio dell’Oscuro Signore. Mi inchino con eleganza, le mostro tutto il mio falso rispetto. Lei si ritrae, in qualche modo ammansita.
 
Peggio destino per lei e per l’Oscuro Lord. Un ghigno mi attraversa il viso, le punto addosso la bacchetta, raccolgo tutto l’odio e il disgusto per l’Oscuro Lord, che da tanto tempo ho represso. “Avada Kedavra!"

 
Il getto di luce verde vola come una benedizione verso Nagini. Lei si erge, sibila, ma è troppo in ritardo per scampare alla morte.                 
La Maledizione Mortale la colpisce nella testa e vola con violenza all’indietro; devo averci messo un bel po’ di forza nella maledizione. Il lungo corpo serpentino si scuote esanime in aria, poi cade immobile e flaccido a terra.
 L’ultimo Horcrux dell’Oscuro Lord è andato. Adesso è rimasto solo Potter. Potter dovrà stare attento a sé. 
Sorrido gelido, e alzo la bacchetta -

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cade la Tenebra 3
di talriga, 14:58

Non sono tanto distante dalla battaglia. Affondo nell’oscurità degli alberi della Foresta Proibita e vedo che I Death Eater hanno difficoltà a disarmare le barriere. 
 Non gli ho ancora rivelato la mia presenza. Non fanno caso ai dintorni, e si concentrano solo sulle barriere.                                                                                    
Quello è il loro primo errore, Vedo le porte di Hogwarts che vengono aperte, e Harry Potter – capelli selvaggi e arruffati, corpo alto e asciutto, occhi di un verde sorprendente – corre fuori dal Salone. Ha la bacchetta estratta, e dietro lo seguono gli altri studenti: Granger, Weasley, Weasley, Longbottom, Lovegood, Finnegan, Thomas, Boot…                                        
Hanno volti determinati, e sebbene veda tremolazzi di fifa , nessuno si volta indietro.

Il Licantropo Lupin è proprio dietro loro, con la maga Metamorphus Tonks e con Shakebolt e Moody. I professori escono adesso: Minerva, i capelli neri che volgono al grigio tirati severamente nella caratteristica stretta crocchia, sventola la bacchetta e la barriera si fa più forte, come ordinato dalla Preside di Hogwarts. Incanti protettivi e barriere aggiuntive volano fuori dalla lingua di Flitwick, senza fatica alcuna.           
 E Rubeus Hagrid non si affatica con la magia. Raccoglie l’enorme balestra da caccia, e piazza un dardo pennuto nel carrello. Lo scocca. La mira è buona e Amycus cade a terra, con il dardo tra le scapole.

Anche in simili momenti,trovo dell’umorismo. Amycus avrebbe avuto vergogna a crepare ucciso con un mezzo babbano. Solo ora si rendono conto che sono in un grande guaio. Antonin Dolohov salta in piedi ed estrae la bacchetta sui difensori di Hogwarts che avanzano, la faccia contorta dall’insano odio di Azkaban. Apre la bocca e ruggisce una fattura, ma ho qualche trucchetto che tengo nascosto per me stesso. Non riesco a non ridere. Una Maledizione Riducente vola verso l’insospettabile Susan Bones, e metto tutta la mia magia nelle seguenti parole, “Bouclier!"

Uno scudo d’oro luccica e ruota nell’aria. La Maledizione Riducente rimbalza sullo scudo e se ne torna verso i Death Eater. Prende Alecto al torace. Gli altri – Death Eater, ragazzi, professori e membri dell’Ordine – tutti sono saltati indietro all’apparire dello scudo. Sento un ghigno caotico  sgusciarmi sulla faccia. Albus ha sempre avuto il senso del teatrale, ed era assai pratico. Mentre gli incantesimi dei Death Eater vengono riflessi, gli incanti dell’altra parte volano diretti e colpiscono i poveretti raggruppati. Penso. Cerco di non ridere.
 
Adesso un nuovo sbarramento di maledizioni vola verso i Death Eaters ammassati e sorpresi. Ci sono sguardi scioccati quando la Stupefy li abbatte uno ad uno. Gli antagonisti non osano uscire dallo scudo sconosciuto. Conto le figure ammantate di nero, con la maschera, tramortite dalla luce rossa. Ce ne sono almeno sei, escludendo due che sono morti. Mi incupisco. Dovevano essere di più.
 Con la coda dell’occhio, vedo movimenti. Lento ed esitante volto la testa a destra. C’è un altro più largo gruppo di Death eater che attacca in lontananza, e i combattenti vanno in quella direzione. Allora ce ne sono di più.

Non mi occupo di sparare una maledizione o una fattura che riveli la mia direzione. Piuttosto, evito la battaglia che è divampata, e cerco l’Oscuro Lord. Gli altri possono prendersi cura dei seguaci, ma l’Oscuro Lord è sempre stato il capo.                                                                    
 
E ora lo vedo. Lui e la sua nemesi, Pot
ter. Sono in piedi, immobili, fuori dalla vera mischia, si guardano l’un l’altro con occhi gelidi. Quelli dell’Oscuro Lord luccicano maliziosi e rossi come il sangue appena versato, quelli di Potter brillano con fuoco verde smeraldo. Cono ancora colpito dall’ironia bizzarra: l’oscuro Lord, Slytherin, ha occhi rosso Gryffindor, mentre  Potter, Griffyndor, ha gli occhi color Slytherin.

Ma allora di nuovo, è appropriato, considerando la situazione. Entrambi hanno una gran parte dell’altro, credo, per le loro vite, i destini, e forse le morti – sono legati e stretti insieme così stretti che ci deve volere la distruzione di uno dei due per spezzare il legame.                                                                                                                                                          Mi avvicino ai due, ancora celato tra gli alberi e non visto. L’Oscuro Lord sta insultando Potter, che stringe la bacchetta ( agrifoglio e piuma di Fenice ) così stretto che le nocche, scurite da sette anni di pratica di Seeker nel gioco del Quidditch, sono diventate bianco sporco per la rabbia. “Ho atteso così tanto per questo momento,” dice come a far le fusa l’ Oscuro Lord ( sento un brivido di soddisfazione al fatto che l’Oscuro Lord non dovrebbe mai essere soddisfatto, non se sapesse che il suo ultimo Horcrux ha appena cessato di esistere in una casa in una piccola città chiamata Little Hangleton). “Harry Potter, il Ragazzo – che – Sopravvisse. Grazie all’amore di sua madre.” La voce sibilante si alza per l’acuto disprezzo nell’ultima parola, enfatizzata con disgusto. Potter è silenzioso, ma continua a scrutare l’Oscuro Lord. 
Spero che non vada di colpo Berzerk. I Gryffindor hanno una reputazione per il pessimo carattere.                                                                                                                                             Come dato di fatto, sua madre, Lily Evans, aveva abbastanza un caratteraccio – così come venne a mostrarsi nel corso di sette anni a Hogwarts, concentrati su un certo babbeo chiamato James Potter. Caratteraccio e amore. Abbastanza, davvero, per fermare l’Oscuro Lord, davvero
Potter solleva la sua bacchetta. La voce è piana, eppure pungente. “Ti ucciderò, Tom."  L’ammiccata alle origini Babbane dell’Oscuro Lord non viene ben recepita, a vedere dalla smorfia dell’Oscuro Lord. “Oh, davvero? Non dovresti piuttosto inchinarti al tuo superiore? Tua madre alla fine lo fece, come tuo padre. Li distrussi, come ho fatto con molti altri, e farò con te, Potter. Ma io –“ la voce è impetuosa, arrogante – la voce che ho ascoltato costantemente negli anni passati, e che non pare mai cambiare – “Sono per sempre immortale.”                                                                                                                                                                              “Non immortale quanto tu credi,” gli ribatte Potter, con una smorfia etichettata sulla faccia, e senza parole ulteriori strilla un "Expelliarmus !"
Quasi ruggisco forte. Se Potter è destinato a salvare tutti noi dall’Oscuro Lord, e ancora duella in quel modo, posso anche stipulare un’assicurazione sulla vita. Per Merlino, non inizi un duello cercando di disarmare; dovresti partire con piccoli incanti , per provare il tuo avversario. Oppure al contrario, un’inaspettata maledizione mortale. Ma < expelliarmus!> proprio sull’Oscuro Lord…                                                                                             
Ma Potter non si è mai preoccupato di provare i suoi avversari. Si getta in battaglia come uno scavezzacollo, senza riflettere e spesso è ridicolo. Certe volte è davvero sorprendente che sia riuscito a sopravvivere così a lungo.. ma forse la sua improvvisazione è la sua arma. Certo, il grosso degli stregoni avrebbero gravi difficoltà a combattere l’Oscuro Lord – probabilmente sverrebbero dal terrore. Potter, d’altra parte...
 L’Oscuro Lord si fa da parte con facilità, sfottendo. “E’ tutto quello che sai fare, Potter? Vuoi duellare e morire?"
“Mi prenoto per il duellare,” dice Potter, e soffoco la risata all’assurdità della situazione. Ma le maledizioni adesso volano, e Potter schiva una Maledizione Mortale. Colpisce un vicino albero, manda strisce sottili di legno tutto attorno.
 Penso alla mortalità e a come raggiunga tutti alla fine. Non ci sono eccezioni – e mai ce ne saranno, penso gelido, guardando l’Oscuro Sire. Non oso gettarmi nella mischia, o Potter cercherà comunque di uccidermi appena può, e l’Oscuro Lord mi obbligherà a combatterlo – Potter diverrebbe un turbinio di furia contro di me, poiché l’Ordine ha giurato di massacrarmi per vendicare la morte di Albus. Non che è una cosa di cui adesso mi importi, sebbene lo sappia. E per quello che sono venuto a fare qui – non è tempo di morire. Solo di essere utile. Questo è il mio compito, come spia.

Mi ritiro  tra gli alberi in silenzio, e torno alla battaglia principale. Il grosso dei Death eater sono già caduti, ma Bellatrix Lestrange no, e lancia la Cruciatus sulla ranger, che  grida di dolore, la faccia sconvolta dalla sofferenza. Weasley corre in avanti, furioso, la faccia avvampata dall'ira.  “Stupe-“                                                                                                                                                                                                                    - ma Bellatrix lo ferma con Avada Kedavra – è troppo vicino a lei per scansarsi dalla luce verde – e si gira verso Draco, che aleggia vicino, la faccia bianca. La Granger strilla e  singhiozza e punta la bacchetta su Bellatrix, con uno sguardo folle, ma Bellatrix fa, “Petrificus Totalus,” e la Granger, la faccia contorta per l’angoscia, piomba a terra, immobile.

“Draco,” fa con voce dolce e nauseante, “ricorda quello che ho detto a lezione. Uccidila.” Gli occhi scuri da sotto il pesante cappuccio luccicano di perversa soddisfazione, la faccia emaciata trionfante.             
Draco sbatte le palpebre una, due volte come se sognasse. “Cosa?” chiede, apparendo assai frastornato.   
 “Ammazzala!” geme Bellatrix, e indica la Granger, che fissa la donna dai capelli scuri e il ragazzo biondo ammutolito, con una sorta di patetico coraggio, come se dicesse, <uccidimi. Morirò con onore>.
                   
 Draco  ancora sbatte le palpebre. Solleva la bacchetta, ancora la guarda come se fosse congelato nel tempo e nello spazio, e adesso tutto è mera automazione. 
La punta della bacchetta smette di muoversi. La Granger non chiude gli occhi. Ci sarà il suono d’onda della luce verde della morte eterna, e poi nulla –                                   
 Draco guarda Bellatrix. “No”, dice.
Bellatrix fissa il nipote, poi si volta verso Draco con una furia degna delle Erinni, - solo che le Erinni erano vendicative con una ragione, e Bellatrix Lestrange – allora, lei non aveva nessuna ragione in testa. “Cosa?” strilla incoerente. “Osi disobbedire ai miei ordini ?"

Draco incrocia placido il suo sguardo, e mi chiedo con apprensione se sia convertito ai Gryffindor e abbia raccolto le sconsideratezze tipiche della Casa. “Sì.” Sta lì, con tutta la fredda arroganza e il disdegno dei Malfoy, solo che ora lo dedica a tutta la sua famiglia, sua zia Bellatrix. Le sue labbra si curvano di rabbia. “Ho disobbedito ai tuoi ordini.”                                                                                                                     
Lo sguardo di Bellatrix si fa freddo. “Avada Kedavra,” dice gelida, senza emozione, come se Draco avesse cessato di essere una persona, e fosse una cosa, uno schifoso scarafaggio che deve essere sterminato. ( Forse mai ha pensato a lui come a una persona in primo luogo, lo ha considerato un < Malfoy > ...)

 Draco nemmeno cerca di scampare alla luce verde. Si accascia a terra. Posso vedere gli occhi grigi ancora aperti e l’espressione serena sul viso. Voleva morire? – unirsi alla sua famiglia? Dopotutto, non aveva più nessuno per cui vivere: niente genitori, né amante, niente gioia…. Il suo ultimo anno era stato solo dolore, anche se non sapeva rendersene conto.
C’è una rara luce sul suo viso, quella della consapevolezza – e io lo so, Draco è finalmente cresciuto, nei minuti precedenti la sua morte. Cresciuto e avviato per la sua strada. E come io adesso decido la mia.
Sollevo la bacchetta. “Avadra Kedavra!” scatto, e Bellatrix non la vede arrivare. Un momento guarda con odio rabbioso e disgusto la Granger; l’attimo dopo, è morta, l’espressione disgustata impressa per sempre sul suo viso.

L’incantesimo pietrificante finisce con la morte di Bellatrix. La Granger si mette in piedi barcollando, e non mi vede. Gli occhi verdi sono fissi sul corpo riverso di Weasley: corre dall’amico caduto, si china su di lui e sparge lacrime di rabbia e compianto. Il suo lamento accorato mi ferisce come un coltello.
Così distolgo lo sguardo da lei, incapace di guardare. Guardo piuttosto Draco a terra, il gesto di diserzione di Draco, il sacrificio, la redenzione. Mi chiedo dove sia andato, nel mondo dei morti.                                                                                                                                     
Ho visto tante volte la morte, ma questo non rende la cosa migliore.
 Giro la testa per dirigerla dove l’Oscuro Lord e Potter stanno duellando.  –                                                                                                             
Solo che non sono lì.

A questa distanza, posso in tutta discrezione lanciare un incantesimo rivelatore. Viene fuori con l’incanto Portus, ancorato nalla Sala del Velo nel Dipartimento dei Misteri. Certo, mi rendo conto che l’Oscuro Lord vuol far finire tutto nel posto dove la seconda parte della guerra contro di lui iniziò, con la distruzione di parecchie sfere di profezia e la morte di Sirius Black ( non la seconda guerra, occhio, perché la guerra mai è terminata davvero). Così in silenzio aziono la Portkey supplementare e la collego alla locazione esatta; come l’incantesimo chiave si stabilizza, la Portkey s’attiva e sparisco.

- 

Il posto in cui appaio è, quasi per certo, dietro una fila di giare di metallo. Sollevo un sopracciglio mentre lo sguardo scorre sulle targhette: < dente di Nundu —1684> ; > Fegato di Erompente – 1394 > e decido che non importa. Lancio un incantesimo Disillusorio su di me e esco da dietro la fila di giare di metallo. La mia Portkey pare un po’ svanita, perché sono in una delle zone.. più frequentate del Dipartimento dei Misteri. Nessun problema. Riequlibro la Portkey, e appaio nella Sala del Velo.                                                                                       Una Maledizione Mortale mi passa sulla testa, e ringrazio Merlino di avere buoni riflessi.
 Mi levo di torno e benedico il mio ragionare svelto, e l’aver usato un incanto Disillusorio. L’Oscuro Lord e Potter stanno combattendo fino alla morte, maledizioni e fatture si incrociano nell’aria pesante in uno spettacolo osceno di luci colorate. Questo può determinare i nostri destini, quindi non posso interferire. Posso solo restare lì, le labbra strette insieme per la trepidazione quando Potter scampa a malapena all’ira di un’altra delle maledizioni dell’Oscuro Lord. La faccia dell’Oscuro Lord è pallida e incombe con sfottente
intensità su Potter. Dice, “Non potrai mai scappare dall’Oscuro Lord, Potter !"
 
Mi chiedo perché l’Oscuro Lord si sia riferito a sé stesso in terza persona( forse sta impazzendo…) ma Potter non risponde. Ha la faccia segnata e cupa; la linea della mascella lancia strane ombre sulla faccia giovane, enfatizza le linee aguzze degli zigomi e la linea sottile e dritta della bocca, non tesa in un ghigno, ma stretta per la concentrazione. E’ un volto di un ascetismo privo di mezze misure,di un’intenzione messa a fuoco.

Era invecchiato prima del tempo. Come era successo a Black e a Weasley. Come a Lupin e alla Granger. E a me. Spezzati, relitti di due diverse generazioni – saremmo potuti essere gloriosi, in altre epoche; ma non era così. Così dovevano proseguire la lotta e vincere.
 Il duello è mozzafiato, un’esperienza da logorare i nervi. 
E’ danza mortale, turbinante e coinvolgente. Saltano di continuo fuori dalla portata di tiro dell’altro, si agitano per lanciare incantesimi e respingere maledizioni, in modo intricato. La lotta sembra generare una grande sfera, composta da tante luci colorate, e all’improvviso mi ricordo la bacchette gemelle
dell’Oscuro Lord e di Potter. Adesso il ragazzo sta usando un’altra bacchetta – ovvio – ma un involontario brivido mi corre su per la schiena a pensare alla sfera dorata.
 L’Oscuro Lord lancia una Maledizione Cruciatus, che Potter schiva facilmente. Cade a terra e si rotola per levarsi di mezzo quando fulmini, scoppiettanti di elettricità, si scatenano, emettono segmenti di luce spezzata, colpiscono ogni volta il pavimento – Potter è sorprendentemente svelto – causando crepe larghe nel terreno. Potter impreca violentemente – cosa che trovo chissà come buffa – e schiva dietro una colonna.

Poi è costretto a lasciare il suo momentaneo rifugio, come l’Oscuro Lord ruggisce spietato, “Detruire!” una luce nera come l’inchiostro vola contro la colonna, che crolla miseramente in cenere e polvere. Potter si rialza dai calcinacci, punta la bacchetta contro la sua nemesi. I capelli neri e arruffati sono impastati con polvere marrone e bianca, e una delle lenti degli occhiali è incrinata – ma che ci fa con gli occhiali, idiota? Non si portano gli occhiali in battaglia! ( dopo tutto, che si fa se il vetro si rompe e la scheggia va negli occhi? Cieco? Che sciocco…)
Mentre l’Oscuro Lord sembra non toccato da nulla, Potter si sta stancando – rapidamente. Il respiro è pesante a spezzato, la guancia destra ha un taglio sottile, e mentre lo osservo, un rivolo sottile di sangue gli scivola giù per il volto. Si strofina via il liquido con mano esitante.                                                                          
 Una Maledizione Reductor schizza fuori dalla sua bacchetta, e colpisce la nuda parete di pietra alle spalle dell’Oscuro Lord. Questi si contorce ad arte, esce dal tiro, e con un guizzo del polso – così rapido che Potter non può pararlo, in una frazione di secondo – corse escono dalla bacchetta e si avvolgono attorno a Potter. Vedo una rabbia non espressa in parole negli occhi di Potter – rabbia poiché si è lasciato catturare. Si è permesso di venire incapacitato. Si è permesso di non poter aiutare gli amici – la gente che lo ha sostenuto col suo affetto, e che lo ha supportato in ques
ta guerra.                                                             
 L’Oscuro Lord ride, una risata acuta e folle. Si avvicina a Potter e lo guarda. Un ghigno piega la sua bocca, e recupera la bacchetta di Potter dalle sue mani; la getta di lato. Vedo gli occhi di Potter seguire lo slanciato pezzo di legno che rotea nell’aria, e atterra con un suono di ciottolo sul pavimento di pietra.
 Il tempo è alterato. . E’ il climax della storia – l’eroe legato, il cattivo che lo sovrasta e gongola.                                                                                        

E ora.. il deus ex machina.
Letteralmente, < il dio dall’ingranaggio>. E sebbene io non sia un dio, e l’ingranaggio non ci incastri nulla in questa situazione, credo che, dal punto di vista di Potter, questo sarebbe la cosa più improbabile tra le tante  che gli sono successe. Dea ex machina, piuttosto. 
Punto la bacchetta in mezzo alle parti di metallo saldate di uno stemma dal mio  punto di appostamento. Gli incantesimi non verbali sono così utili. Non cerco di usare la Maledizione Mortale. Piuttosto, mi concentro su ogni singola parola, la magia crepita in cima alla bacchetta.              
 Le labbra non si muovono, ma la mente ruggisce, “Reducto!” E’ la stessa mente che mi ha ordinato un anno fa di gridare < Avadra Kedavra>, e adesso grida la maledizione con altrettanto disgusto – lo stesso odio che ho usato per uccidere il mio mentore ed amico. Che adesso uso per distruggere il mio oppressore.
Negli attimi che seguirono, mi chiedo se l’Oscuro Signore si sia accorto di cosa sta accadendo – che una perversa luce rossa vola senza pietà verso di lui – che gli occhi di Potter sono diventati sbarrati per lo stupore – che una maledizione vola verso di lui, e che se non si scansa in tempo –                                                                                                                                                                                                                
                                                                                              
Ma non lo fa, e la maledizione lo colpisce in piena schiena. Viene gettato in avanti dall’impatto, ma il suo corpo non colpisce il terreno. Si disintegra in migliaia di particelle di polvere grigia, che restano sospese in aria, e fluttuano innocue a terra. 
Potter si mette in piedi, scioccato. Cerca subito la bacchetta; si alza, la punta con disagio alla polvere. Gli occhi verde smeraldo dardeggiano nella stanza, cercano di vedere la persona che ha lanciato la maledizione, e decidere: amico, o nemico?
 Arretro, nascosto nelle ombre. Ho aiutato Potter – più di quanto suo padre non avrebbe mai fatto con me – e inizio a avvertire indolenzimento nei muscoli e nelle ossa.  La Dodicesima Notte, dopo tutto, è a distanza di solo due secondi, separata da me solo dalla tunica....
 La mano si infila in tasca. Sto diventando esausto...
Potter inciampa; grida. Fermo le dita che si strofinano contro la fredda pietra della Portkey. Mi acciglio costernato e guardo indietro.                                                 
E mi si gela il sangue. Potter è accasciato a terra, grida, le mani sono strette forte alla cicatrice, che sta rilevata e livida sulla fronte – un angoloso fulmine. Quando apre gli occhi, non sono più verde smeraldo. Non verde smeraldo – ma rossi, un tono rosso sparso
sottilmente sul verde.
Mi batte forte il cuore. Oh Merlino, l’Oscuro Lord possiede alla fine Potter! E adesso mi farei a pezzi per aver usato la Maledizione Reductor- oh, no, non era il momento per quella, dannazione! Non posso maledire Potter, perché non farebbe effetto alcuno sull’Oscuro Lord. Inizio a maledire la mia stupidità.                      
Potter riapre gli occhi. Adesso sono verdi, ma comprendo la disperata lotta nella sua mente. L’Oscuro Lord contro Potter, come sempre. Barcolla in piedi, ondeggia incerto da parte a parte, come un ubriaco che si è scolato non solo parecchie dosi di Firewiskey, ma anche ha fatto diversi giri. Rotea attorno, e grida ancora. Il grido acuisce l’apprensione che c’è nell’ aria, la paura concreta.


 
C’è un battere alla porta della Sala del Velo. Gli Indicibili devono aver localizzato la battaglia. La mascella mi si serra e, con una decisione presa in una frazione di secondo, corro fuori dal posto in cui mi nascondo – la maschera ferma a posto – e corro verso Potter.
“Potter! Cosa accade?” scatto verso di lui.
Potter apre la bocca, ma esce la voce sibilante dell’Oscuro Lord. “Un traditore? Oh, io non permetto complotti, mio Death Eater…” Ancora non mi ha riconosciuto. Ma adesso l’incanto svanisce e Potter è tornato. La faccia pare  stranamente calma. C’è una sensazione annidata nel retro della mia mente – che qualcosa debba accadere, rimugina la mia mente, sta per fare qualcosa –                                                  
Potter si gira. Gli occhi fissano il Velo dall’altro lato della stanza. Sembra contemplarlo per un lungo momento, si acciglia per il dolore. Poi, di colpo caccia un urlo animalesco e corre verso il tessuto fluttuante.           
 Impreco pesantemente, e ora corro dietro a Potter, incespico per afferrarlo. “Potter!” grido. “In nome di Merlino, cosa stai facendo?”                          
 
In un estremo attimo di consapevolezza, di coscienza volitiva, Potter risponde con voce torturata e vendicativa, “Io muoio e lui muore."
Alza un piede, e prende a andare oltre il Velo.

                                                                                                                                                                                 E forse sarebbe stata quella la fine di Harry Potter. Sarebbe morto, eroicamente, togliendo la vita al suo nemico di sempre, insieme con la propria. Avrebbe lasciato amici dietro a sé, e persone che considerava come la sua famiglia. Sarebbe entrato nei gloriosi annali della storia, le sue avventure e missioni scritte in maiuscolo, stese su libri dalle spesse rilegature, nel suo stesso fluido vitale, che sarebbe scorso rosso sulla carta di marmo bianco e si sarebbe sparso nelle irregolarità minime della carta. La sua storia sarebbe stata tramandata a innumerevoli bambini, dagli occhi meravigliati per come finiva la storia – il nobile sacrificio dell’eroe, per sé stesso, per gli amici, per la sua gente.
Ma io non sono tagliato o appassionato per Harry Potter. La vita non è mai stata così per lui.
                                                                                                               
I miei riflessi sono rapidi, e di colpo gli stringo le vesti, e con tanto impeto, che anche se Potter è a metà strada attraverso il Velo, lo ho già tirato indietro, e rotola a terra.                                                                                                                                                      Mi faccio teso appena mi chino su di lui. Sembra svenuto – forse è in coma – ma ancora respira. E’ ancora vivo, e invece l’Oscuro Lord sembra proprio andato. Passo la mano sulla mascella, sento segni di respiro. Caccio un sospiro che non sapevo di tenere. Albus sarà… sollevato.                                                                                                                                                              E allora il mondo pare tornare a fuoco, e sono di colpo consapevole – e scomodamente consapevole – che mi dolgono i ginocchi dallo stare inginocchiato sul pavimento, e Potter necessita di cure mediche. Ovvio, non posso proprio portarlo al St Mungo's - 
La porta della stanza si incurva ed esplode in pezzi. Scatto in piedi, e rapido lancio un Incanto di Scudo appena gli innominabili mascherati e ammantati di grigio piombano dentro.
                 


                                                                                                                                                                  

 Ne ho abbastanza di battaglia. Così mi rannicchio, scansando una maledizione, ed attivo la mia Portkey.                                                              
 
L’ambiente della battaglia nella Sala del Velo svanisce, e di colpo sono nella mia piccola camera da letto alla Dodicesima Notte. Il cuore ancora mi batte veloce. Gli innominabili si prenderanno cura di lui, lo riporteranno a Hogwarts.
Invece, sospiro – rabbia? – sollievo? E, per me soprattutto, l’Oscuro Lord se ne è andato per davvero ? Devo andare a parlare ad Albus su tutto quello che è successo a Potter. Duellare e venir posseduti dall’Oscuro Lord non è un fatto di ogni giorno.

 
Dopo tutto… alla fine Potter è ancora un ragazzo, e combatte una guerra da uomo. Ed è qualcosa che non augurerei a nessuno.

 

--------------------------             F  I  N  E                    -----------------------

 

Qua l’Originale: http://www.fanfiction.net/s/3062511/1/





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